Le invasioni barbariche
La relativa facilità di valicare le Alpi, che contraddistingue il nord del territorio Comasco, e il declino della supremazia Romana attrassero verso l'Italia molti popoli d'oltralpe, ancora suddivisi in tribù, ai quali fu assegnato il nome generico di Barbari, forse a causa delle loro barbe incolte. Guidati da rozzi e sanguinari condottieri ed approfittando della decadenza della egemonia romana, essi calarono dalle Alpi in cerca di facili ricchezze. Ebbe così inizio un lunghissimo periodo di guerre e scorrerie che per molti secoli afflissero le popolazioni Lariane. I primi a conquistare il territorio furono i Goti. Essi si impossessarono delle postazioni strategiche dominati il lago di Como che controllavano le strade di comunicazione sia con le pianure a sud (verso Milano) sia con i valichi montani a est (verso Bergamo) e ad ovest (verso Bellinzona). Per meglio controllare il traffico lacuale in direzione Nord-Sud Ovest essi s'impossessarono dell'Isola Comacina. Ricostruirono la fortificazione che avevano distrutto e che difesero strenuamente quando i Bizantini, risalendo la penisola Italica nel tentativo di riconquistare i territori dell'impero Romano, l'assaltarono. Il predominio Bizantino fu breve e durò fino a quando dalle Alpi scesero i Longobardi che conquistarono una vasta area del Nord Italia, dove si stabilirono definitivamente dando il proprio nome alla regione. I Longobardi erano un popolo Germanico che deve il proprio nome alle lunghe barde, o lance, in dotazione alle proprie milizie. A differenza di altri invasori, essi seppero conquistare l'affetto e la stima della popolazione indigena che sotto la loro dominazione conobbe un periodo di relativa tranquillità e benessere. Senza dubbio, la loro conversione al Cristianesimo, che già si era diffuso nel Comasco in epoca paleo-cristiana, fu forse il motivo principale della loro accettazione e integrazione. Artefice della conversione fu l'amatissima Regina Teodolinda, alla quale sono legate molte leggende locali. Una di queste vuole che l'attuale Via Regina (la romana Via Regia), tanto quella che conduce al confine di Stato ad Oria che quella che corre da sud a nord lungo il lago di Como, fosse stata costruita per permettere il suo passaggio verso Monza e Pavia. L'amore per questa mitica regina è sopravvissuto attraverso i secoli e, ancora oggi, quasi ogni paese del Lario vanta della sua presenza, o quantomeno il suo passaggio, nel proprio territorio.